Società di Covarelli nel pallone

Sono momenti concitati in casa Perugia. La società di Covarelli e De Megni è riuscita a mettere a rischio l'iscrizione al campionato, con un fallimento evitato solo in zona Cesarini.

Altrettanto preoccupante è la situazione dello Stadio Renato Curi, per il quale è stato presentato dalla società un progetto edilizio privo di scrupoli, che vorrebbe trasformare l'area verde di Pian di Massiano in una "Cittadella" dello didattica e dello sport.

A futura memoria traggo un passo da un articolo apparso in questi giorni ne La Nazione di Pisa, la cui squadra di calcio è fallita un anno dopo essere stata ceduta dal presidente Covarelli.

"PERUGIA E’ PERUGIA. Dino De Megni si siede al tavolo. Davanti a lui il sindaco Marco Filippeschi e il commercialista Antonio Cava. De Megni esordisce così. «Sono qui a rappresentarvi le difficoltà del Perugia». Scusi? Del Perugia? E che c’entra? De Megni sostiene che servirebbe un prestito di 753 mila euro per iscrivere il Perugia. E poi? Questo prestito sbloccherà un business intorno allo stadio «Curi» di Perugia che porterà all’apertura di una serie di esercizi commerciali. Quindi, il giorno dopo l’arrivo di questo prestito, Covarelli, sarebbe riuscito a trovare i fondi per iscrivere anche il Pisa Calcio. Un po’ contorto ma il succo è questo. Cava e il sindaco — ci raccontano — si sono guardati negli occhi convinti di aver capito male. Insomma, il Pisa è sull’orlo del fallimento, Covarelli ha parlato più volte con il primo cittadino manifestando la propria volontà di aiutare la società e — al momento del dunque — De Megni viene a chiedere i soldi per l’iscrizione del Perugia? Qualcosa non torna.

SCENEGGIATA. Cava ha chiesto come mai l’iscrizione del Perugia fosse necessaria anche per iscrivere il Pisa. De Megni avrebbe risposto che tutto questo deve essere letto nell’ottica dei «vasi comunicanti». «E’ incomprensibile — commenta Cava — ci è sembrato quasi offensivo sia per la nostra intelligenza che per quella di tutta la città». De Megni ci ha provato ma è andata male. Alla fine domandare è lecito. O no?"


Ormai già oltre 3 anni fa scrivendo circa il vecchio progetto del presidente Silvestrini avevamo coniato lo slogan Do ut stadio, ovvero "Investo in cambio di poter costruire uno stadio". Segno che Silvestrini non intendeva certo buttare soldi, ma che non aveva problemi di liquidità.

E se l'imprenditore romano si fosse convinto che nel giro di 5 anni avrebbe potuto guadagnare 10 milioni di Euro ne avrebbe investiti sull'unghia anche 8. Per l'attuale società invece si potrebbe invertire lo slogan in
Stadio ut do: mancano i liquidi - o non li si vogliono impegnare - in altre parole.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi chiamo Walter ,sono di Pisa ,vi posso garantire che cio ' che ha fatto Covarelli a Pisa e' degno di Attila ,dove passava il suo Cavallo non cresceva piu' un filo d'erba.Una societa' ereditata dalla famiglia Gentili -Mian con dei crediti ad avere e lasciata con 12 milioni di euro di debiti,dopo una serie di operazioni e speculazioni sconcertanti.Covarelli e' un giovane privo di scrupoli ,un avventuriero .Occhio ragazzi !!!!

100tek ha detto...

Ciao Walter, qui a Perugia ci spiace molto per quello che è accaduto a Pisa. A prescindere dalle rivalità sportive nessuno dovrebbe mettere a rischio il futuro delle squadre di calcio che molti tifosi sostengono con passione.

Non conoscendo la vicende di cui parli non posso però essere sicuro di quanto affermi su Covarelli, spero solo per il Perugia che non sia così.

Anonimo ha detto...

e infatti...

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