Calcio: trasferte vietate, nessuno stop alla A

Dopo l'uccisione di un tifoso emerge il conflitto sociale
Partiamo dalla cronaca: un tifoso laziale, Gabriele Sandri, è stato ucciso da un colpo d'arma da fuoco sparato da un poliziotto nella mattina dell' 11 Novembre scorso, lungo la A1 a sud di Firenze. Era diretto a Milano, per vedere Inter-Lazio. Una giovane vita spezzata senza apparente motivo, per un tragico, imperdonabile, errore. In seguito al fatto alcune tifoserie organizzate danno luogo a disordini, concentrati in particolare intorno alla Capitale. Infine, in settimana, l'Osservatorio nazionale per la sicurezza negli stadi decide, dopo la sospensione per una giornata dei campionati di Serie B e Serie C, di vietare le trasferte a 12 tifoserie che hanno dato luogo a "ripetute criticità" (fonte Reuters). Tra queste c'è la tifoseria perugina, aggiunta nel gruppo dei "cattivi" non si sa bene in base a quale criterio (che trovo comunque in palese contraddizione con quanto valutato dalla Lega Calcio di C, che ha comminato alla società del Perugia Calcio per intemperanze della tifoseria una cifra irrisoria in multe).


Aggiungo quindi una mia riflessione su quanto è accaduto, e ritengo doveroso scindere questo fatto dall'ambito sportivo nel quale è stato erroneamente incluso dai media, per entrare in una riflessione più generale. Non si spara ad altezza uomo ad un ragazzo disarmato, non succede in un Paese che si dice democratico. Eppure sono sempre più gli eventi caratterizzati da un alto tasso di tragicità che vedono coinvolte le forze di polizia in atteggiamenti inaccettabili che finiscono per ledere i diritti del cittadino, sempre meno tutelato dallo Stato. Un mese fa nel carcere di Perugia è morto Aldo Bianzino, un giovane incarcerato per coltivazione di piante di canapa indiana. E' in corso un'indagine sul caso, ma sembra che Aldo sia stato ucciso da qualcuno all'interno del carcere di sicurezza, o che comunque non abbia ricevuto alcun intervento immediato di soccorso medico. Due anni fa un giovane ferrarese, Federico Aldovrandi, è morto in seguito al pestaggio operato da quattro agenti di polizia. Nel 2001 la tragica morte di Aldo Giuliani è solo la punta di un iceberg di violenze compiute dalla polizia durante il Genoa Social Forum. Questi casi vanno denunciati, e la nostra volontà di verità e giustizia deve essere garantita dallo Stato. Ne va del grado di sviluppo della nostra civiltà, sarebbe di vitale importanza poter contare su un organismo di forze dell'ordine che non abbia al suo interno elementi di odio verso alcune fasce meno protette della società.

La risposta a quanto accaduto deve partire dalla società intera, e non solo dai gruppi organizzati. Condanno le reazioni violente di Bergamo e di Roma, a mio avviso la risposta vera e costruttiva è quella attuata a Genova, dove proprio in questi giorni si è tenuto un corteo pacifico per protestare contro la chiusura dell' indagine circa le violenze compiute dalla polizia durante e dopo il G8 del 2001. La risposta vera è quella di Perugia, dove ad inizio mese un corteo eterogeneo, comprendente anche famiglie e bambini, organizzato spontaneamente, è andato a chiedere verità per la morte di Aldo Bianzino. Con la violenza si è ottenuto di spostare il problema: non è più la polizia che uccide un giovane ragazzo di Roma, ma il problema sono diventati i gruppi organizzati degli Ultras, quelli che non vogliono il Calcio delle TV e dei soldi, quelli che sono ancorati ad un modo di pensare che oggi sembra venga condannato perché al di fuori dalle logiche di mercato, più che per gli atti di violenza.

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