Obiettivo fallito

stagione finita per la squadra del Grifo

Con la sconfitta nel derby umbro non si può negare che il campionato del Perugia sia finito, e nel peggiore dei modi. Per la seconda stagione il Perugia Calcio disputa un anonimo campionato in serie C, lontanissimo dal primo posto e sicuramente non all'altezza della storia della società. Una parziale scusante può essere il fatto che proprio ieri, attorno ad una gara così decisiva per le sorti del campionato, si era creato un clima surreale che ha sicuramente influito sull'esito della gara, se è vero che molti dei grifoni sono apparsi spaesati e viziati da una cattiva condizione mentale. Dei professionisti dovrebbero comunque andare oltre e saper reggere tensioni di vario tipo, non ultime quelle create non dall'ambiente, bensì da leggi moralizzatrici che, nell'intento di aggiustare il calcio, finiscono per dare la mazzata finale ad uno sport sempre meno credibile.


Il Presidente Vincenzo Silvestrini è arrivato a Perugia con una valigia di quattrini (gli si può contestare poco sul versante monetario, le spese del calcio vanno ridimensionate), speranze e promesse, chiedendo il giusto supporto e nutrendo delle aspettative sul suo investimento. Ha così messo su un progetto, illustrandolo all'inizio della sua avventura nella splendida cornice della Sala dei Notari di Palazzo dei Priori, l'emblema del potere comunale della nostra splendida città. La discussione fu imperniata attorno ad un programma che in 4 anni si prefiggeva di riportare Perugia nel calcio importante, elegante espressione dietro la qual si cela la serie A, passato recente della storia biancorossa.

Il 28 aprile Silvestrini ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Perugia, così come aveva promesso in caso della disputa della gara contro la Ternana senza tifosi biancorossi. E' lo sfogo di un Presidente che vede bistrattata la risorsa più importante di una squadra di calcio, i suoi sostenitori. Ma è anche un segnale di resa. Una resa appena prima della disfatta, i cui segnali potevano già vedersi a Ravenna, penultimo capitolo di questo campionato, colorato del tifo di 700 sostenitori biancorossi, loro sì protagonisti di un grande campionato. Non altrettanto si può dire della squadra, e qualche critica alla struttura societaria è doverosa, insufficiente dal punto di vista comunicativo (mai si è avuta l'impressione di avere preso parte come interlocutori nel dibattito nazionale, eppure Perugia è un tassello fondamentale dell'intricato mosaico di scandali che stanno molto lentamente portando ad una riforma del movimento calcistico) ed organizzativo (la messa a norma del Curi è stato un evento straordinario, ma è mancata una certa tempestività nel reperire le forniture).

Grande è stato in questi due anni il dibattito intorno alle ceneri della precedente società, quell'Associazione Calcio Perugia, trasmigrata nel Perugia Calcio attraverso il famigerato Lodo, della cui anima non si hanno più notizie. E' lodevole l'iniziativa di intestare la Curva Nord dello stadio Renato Curi alla memoria di un grande presidente del passato come Spartaco Ghini, ma il presidente dell'Associazione Calcio Perugia meriterebbe anche un altro regalo alla memoria, ovvero il ritorno all'originale titolo sportivo.

2 commenti:

Sempavor ha detto...

Dopo tante gioie, il Perugia ha subito parecchi colpi negli ultimi anni: errori, che ci hanno portati in basso, a ricominciare dal principio un'avventura difficile ma che anche stavolta dovrà essere emozionante.
E' necessario ritrovare una dimensione, nel mondo del calcio; peccato che, a mio modo di vedere, nel momento attuale siano ben pochi i soggetti in grado di ritagliarsi (per storia, per credibilità, per continuità) un posto stabile nel panorama italiano.
Il periodo di assestamento è ben lungi dall'essere concluso, e squadre come il nostro Perugia e tifosi come noi devono essere pronti a sopportare (e tifare) ancora per lungo tempo.
Ahimè.

100tek ha detto...

Caro Sempavor, la tua riflessione è quella di un tifoso che conosce la storia del Perugia.

Hai proprio ragione, in questi due anni di serie C abbiamo capito come dovremo sudarcela e parecchio per riaprire un ciclo positivo e tornare a contare qualcosa nel panorama nazionale. Per parte mia spero che ci sia una svolta il più presto possibile, ma so bene che sarà molto dura e non mancherò mai di tifare come sempre i colori biancorossi.

Vorrei solo però che si concludesse il processo per il fallimento del Perugia di Gaucci, sì da togliere questa pesante ombra all'attuale Perugia di Silvestrini, persona onestà, che se saprà imparare dagli errori compiuti potrà dimostrare le sue capacità imprenditoriali anche nel calcio, magari rivedendo l'idea di ammodernare il Curi diminuendone la capienza, che mi sembra un passo indietro, più che uno avanti.

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